Può
sembrare presuntuoso e irriverente approfittare di un'opera di Pirandello
come “L'uomo dal fiore in bocca” per improvvisarsi scrittori,
o peggio drammaturghi, e dargli un seguito attraverso la voce delle
“figure” che poco appaiono o appena si intuiscono nel monologo.
La mia è stata una scrittura istintiva, una nota di ribellione,
di fronte alla straripante presenza del protagonista, al suo egocentrico
dolore, alla sua avarizia nel condividerlo al solo scopo di mostrarlo
come un trofeo.
Una ribellione di fronte alla sua malattia mostrata come un merito,
esibita come un traguardo ambito e raggiunto che gli concede di porsi
al centro dell'attenzione coinvolgendo gli altri, conosciuti e sconosciuti,
nello spettacolo della propria sofferenza.
Un coinvolgimento, una chiamata forzata alla partecipazione che costringe
i personaggi di contorno al ruolo di spettatori di un trionfo di disperazione,
di rabbia, di avvelenato compiacimento, protagonisti - spettatori di
un dramma che gli viene imposto, per obbligo o per affetto, e da cui
non possono liberarsi la mente partecipando al dolore con il proprio
dolore.
Si muovono come ombre e come ombre sono costretti a tenere le loro parole
serrate nel buio delle quinte, nel silenzio dei camerini, nel bianco
delle pagine, schiavi del padrone della scena, incatenati al piacere
del malato di essere solo e unico protagonista del dolore spettacolo.
Impietosito dai loro occhi supplicanti, dalla muta richiesta di aiuto,
io li ho, non credo troppo arbitrariamente, liberati dalle catene del
silenzio, per dar loro la parola e con essa la vita.
Usciti dal cono d'ombra, liberi di esprimere le proprie sensazioni,
spero si sentano più leggeri e, ognuno a proprio modo, secondo
carattere, educazione e cultura, partecipanti coscienti dell'ineluttabile
dramma.
Giuseppe
Golisano
Personaggi
ed interpreti:
| L'uomo
dal fiore |
Paolo
Nesi |
| L'avventore |
Pino
Capozza |
| Il
Capostazione |
Elvio
Norcia |
| La
moglie |
Elisabetta
Iozzelli |
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Regia
di Paolo Nesi |
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