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Teatro
a confronto |
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Due opere a confronto: |
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il
teatro dell’assurdo di Samuel Beckett ed il teatro di parola di
Luigi Pirandello |
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| L'ultimo nastro di Krapp
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L'uomo dal fiore in bocca
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La
didascalia iniziale di questo atto unico recita così: “Una
tarda sera nel futuro… la tana di Krapp… “ Bene! Cercate di immergervi profondamente nell’atmosfera di … Krapp, un essere senza tempo né età, circondato da ricordi di un passato remoto che di volta in volta rivive attraverso l’ascolto di un ultimo nastro a suo tempo da lui inciso, ma senza alcun rapporto con la sua realtà clownesca. Un comportamento assurdo, in un’atmosfera rarefatta e senza tempo, rotta dalla sua voce narrante che, a suo comando, esce dal magnetofono e che alla fine non porta ad alcuna conclusione né messaggio, lasciando un nulla assoluto. Tutto deve rimanere come da lui scelto tanto e tanto tempo fa. Isolato da tutto e da tutti, ma immerso in questo tutto al quale fa da scudo la sua tana refrattaria all’universo che lo circonda, Krapp ricerca nei suoi appunti vocali quelle sensazioni e quel momento particolare di dolcezza che ha una precisa locazione di spazio e di tempo e rifiuta di ascoltare altri momenti o descrizioni che non siano legati ai "suoi occhi" ed a quell'ondeggiare della barca "in cui tutto si muoveva e ci muoveva..." |
E’
un colloquio fra un uomo che si sa condannato a morire fra breve, e
che, per questo, medita sul mistero del nostro essere con urgenza appassionata
e tormentosa, e un uomo come tanti, che vive la sua monotona esistenza
quotidiana, ignaro del baratro che continuamente la insidia. La presenza
attuale della morte toglie, a questo mirabile atto unico, il gusto del
paradosso intellettualistico, spesso presente nel teatro pirandelliano,
e dà una risonanza universale ai particolari della scena, alle
battute del dialogo. L’ambiente è di estrema importanza:
quella stazione sembra alludere al nostro vivere come continuo transito
verso la morte, quell’ora di notte appare il simbolo del buio
metafisico che ci circonda. La vita assurda e tuttavia affascinante.
Il discorso dell’uomo dal fiore in bocca è tutto fondato
su un paradosso sofferto e angoscioso. Egli ha compreso l’assoluta
vanità della vita quotidiana e borghese, la sua falsità,
la sua inconsistenza; e tuttavia sente che, fuori dalla relatività
di queste forme sociali, c’è soltanto il vuoto, il nulla,
o forse una realtà più vera e più grande, che però
ci schiaccia e ci respinge inesorabilmente. Di qui il suo drammatico
e desolato protendersi verso la vita di tutti, nell’angoscia insopportabile
della sua condanna e nella sua solitudine disperata, che fanno di lui
il simbolo del nostro comune destino. |
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| Accompagnamento
musicale di Vasco Romiti |
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Regia di Paolo Nesi
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